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Uno dei siti archeologici più suggestivi della costa occidentale dell'Istria, Sipar, si trova su una piccola penisola a circa 4 km a nord di Umago. È collegato alla terraferma da una lingua di sabbia che viene sommersa dal mare durante l'alta marea, trasformando questo straordinario sito in un'isola.
Secondo le fonti archeologiche, alla fine del II secolo a.C. i Romani costruirono qui un avamposto militare. Dopo il raggiungimento della pace, si sviluppò un insediamento presumibilmente chiamato Insula Sepomaia, che rimase attivo fino alla fine del I secolo.
Verso la metà del VI secolo, i Bizantini costruirono sulla penisola una fortificazione militare rivolta verso la terraferma, alle cui spalle si sviluppò un nuovo insediamento tardoantico, la civitas Sipparis/Sapparis. Con il tempo divenne un importante centro commerciale ed economico di questa parte dell'Adriatico, fino alla distruzione, presumibilmente avvenuta nell'876 e attribuita al principe Domagoj della Narenta.
Nel tardo Medioevo, la famiglia Bratti costruì un castello sul lato orientale della penisola, i cui resti sono oggi in gran parte scomparsi a causa dell'azione erosiva del mare. Dopo il declino di Sipar, il ruolo di centro principale di questo tratto della costa istriana passò alla vicina Humagum, da cui nel corso dei secoli si sviluppò l'odierna Umag.
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Il passato travagliato di Sipar è oggi testimoniato da numerose tracce archeologiche che spaziano dall'antichità al periodo bizantino, fino all'alto Medioevo. Particolarmente interessante è il fatto che Sipar venga menzionato anche in antiche fonti scritte, mentre le ceramiche, le monete, i vetri, gli oggetti metallici e i resti degli edifici rinvenuti testimoniano l'esistenza di un luogo che per secoli è stato collegato alle rotte commerciali e marittime dell'Adriatico.
Durante le basse maree più pronunciate, alcune parti del sito archeologico di Sipar emergono dal mare come testimoni pietrificati del passato. Gli scavi hanno portato alla luce un edificio romano adibito ad attività produttive, dotato di piloni di sostegno, una torre difensiva pentagonale con mura di fortificazione e i resti di un insediamento più volte modificato e ricostruito nel corso dei secoli.
Sono stati rinvenuti numerosi frammenti di anfore, ceramiche e vetri, oggetti in osso, pietre per affilare, una parte di una ruota da mulino e 111 monete, tra cui spiccano i denari della Repubblica romana. I reperti confermano che Sipar non era soltanto una fortezza, ma un insediamento vivace, in cui per secoli si è vissuto, prodotto e commerciato.
Oggi il mare è il suo più grande nemico, ma al tempo stesso contribuisce al fascino particolare di Sipar, un sito in cui la storia emerge letteralmente dall'acqua.
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